Un riconoscimento che premia una vita di impegno, lavoro e dedizione all’Italia anche oltre i confini nazionali. Salvatore Milanese ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana, conferitagli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con decreto pubblicato lo scorso settembre. La cerimonia di consegna si è svolta a San Paolo in Brasile, dove il Console Generale d’Italia, Dottor Domenico Fornara, ha ufficialmente insignito Milanese di una delle più alte onorificenze della Repubblica. Un traguardo che rappresenta non solo un successo personale, ma anche un motivo di orgoglio per la comunità italiana all’estero e per la sua terra d’origine, in provincia di Agrigento.
Il Dottor Salvatore Milanese ha risposto alle nostre domande.
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| Salvatore Milanese |
Cavaliere della Repubblica Italiana: che emozione ha provato nel ricevere questa onorificenza dalle mani del Console Generale e sapendo che arriva direttamente dal Presidente Mattarella?
Avevo saputo già l'anno scorso, nel mese di giugno del 2025, che il Presidente della Repubblica Mattarella mi aveva onorato con questa onorificenza. Il Decreto era stato firmato a giugno e pubblicato a settembre del 2025, quindi mi avevano avvisato. Ma l´atto della consegna rappresenta un momento unico. Il Console Generale d´Italia a San Paolo, il Dottor Domenico Fornara, ha volute dare una veste solenne alla consegna del certificato e delle insegne, dichiarando davanti ai presenti le motivazioni dell'onorificenza. Si tratta di un processo serissimo, dove chi fa l´indicazione deve giustificare il perché si indica un nome, provarne i meriti, spiegare il lavoro fatto a servizio della comunità italiana per esempio. Il Console ha voluto mettere in chiaro che nel mio caso hanno sentito varie personalità per confermare il merito dell´indicazione. Quindi tutto questo, insieme al fatto che stavo ricevendo una onorificenza firmata dal nostro sicilianissimo e stimatissimo presidente Mattarella, mi ha fatto emozionare tantissimo. Poi, la presenza del mio grandissimo amico l´Onorevole Fabio Porta, dell´amico e Presidente della Camera di Commercio Italia-Brasile Dott. Graziano Messana, di mia moglie e mia figlia hanno completato il quadro di emozione e gioia di ricevere questo riconoscimento.
Questo riconoscimento celebra un percorso lungo e articolato. Quali sono state le tappe principali della sua carriera professionale a partire dal momento in cui ha lasciato il suo paese in provincia di Agrigento?
Credo che questo riconoscimento venga in un momento opportuno. Quello che voglio dire é che il mio percorso professionale e di vita porta il carico di 27-28 anni di esperienza. Ho cominciato a lavorare appena laureato, nella Bayerische Sim, dove ho appreso a essere un wealth planner, cioè un promotore finanziario, a vendere prodotti finanziari porta a porta. Questa gavetta mi ha fatto capire tantissimo su come il lavoro nel mio settore, banche e finanza, non é stare seduti in ufficio. Al contrario, ho capito che nel mio lavoro sarebbe stato fondamentale parlare con le persone, ascoltare, capire i loro bisogni e soprattutto essere estremamente etici nel rapporto commerciale perché ti crei una reputazione di acciaio. Subito dopo questa esperienza e dopo un anno di studio a tempo pieno al Master in Banca e Finanza del Cuoa a Vicenza, ero pronto per fare il salto di qualità e presentarmi alle grandi banche per fare quello che amavo di più: finanza d'impresa, fusioni e acquisizioni e progetti finanziari di alta complessità. Qui ho avuto la fortuna di aver prodotto una tesi universitaria che é piaciuta tantissimo alle persone della Banca Commerciale Italiana SpA, banca di interesse nazionale, che all´epoca cercava giovani disposti a lavorare arduamente per loro. Nessuno mi ha raccomandato. Il mio colloquio é stato fatto tutto in inglese, lingua che avevo perfezionato tutte le notti con un corso a cassette di "La Repubblica". I selezionatori della banca mi fecero i complimenti e mi contrattarono per la Direzione Sviluppo Partecipate sotto la guida del Dottor Attanasio e del Dottor Arietti. Quest´ultimo era il mio capo che, vedendo che ero volenteroso, mi fece fare un tour di 6 mesi in tutta l´alta direzione della banca, dicendomi: “Devi capire come funziona una banca se vuoi aiutarmi a fare acquisizioni di altre banche per la nostra azienda e per i nostri clienti”. Con Arietti ho girato quasi tutto il mondo, facendo progetti complessi e di altissimo spessore. Eravamo sempre a contatto con i governi di vari paesi per fare progetti di acquisizione di banche locali. Arietti mi portò anche in Brasile per un progetto di ristrutturazione di una grossissima e importantissima banca italo-brasiliana: il Sudameris. Lì ho conosciuto mia moglie Marzia e quindi ho deciso di restare in Sudamerica, andando a lavorare nella posizione di socio per una delle più importanti aziende di consulenza mondiale: la KPMG. All´inizio fu difficile per la lingua, le abitudini, la distanza dalla famiglia e dall´Italia. Con il passare del tempo, con molta disciplina e olio di gomito, sono riuscito a costruire un network di amici, un parco importante di clienti, a farmi riconoscere dalla comunità di Italiani in Brasile partecipando alle attività di tantissime associazioni, quindi mi sono integrato nella società brasiliana e nella loro cultura. Dodici anni fa mi sono messo in proprio e dirigo la mia azienda, la "Pantalica Partners", un'azienda di consulenza in finanza d´impresa, fondata con professionisti d'élite in questo campo e conosciuta non solo in Brasile ma in tutto il Sudamerica. Tutto queste realizzazioni mi sono state possibili perché non ho mai perso il contatto con le mie radici, dalle quali ho attinto forza e resilienza, anzi ho voluto coltivare quelle radici per contribuire, anche nel piccolo, a costruire ponti culturali, sociali e di business. Quindi Agrigento, Palma di Montechiaro e la mia Sicilia non sono andate mai via dal mio percorso di carriera e di vita. Ho colto sempre il lato buono di queste radici per superare le avversità incontrate nel feroce mondo dell´alta finanza. Oggi dedico più tempo a cercare di trasferire ai giovani, che dovranno cogliere i frutti del nostro operato, le conoscenze derivate dall´esperienza maturata.
Guardandosi indietro, quali scelte e quali sacrifici ritiene siano stati decisivi nel suo cammino personale e professionale?
Ritengo che avere studiato quello che mi piaceva fare, e non quello che mi avrebbe fatto trovare un lavoro, é stato determinante per la mia carriera e futuro. Con queste premesse, ho lavorato sempre con entusiasmo e mi sembrava di divertirmi e non di lavorare. Non sono mai stato lì a centellinare qualche sacrificio in più al lavoro. Non ho mai protestato se bisognava viaggiare, fare le nottate per completare documenti, analisi di bilancio, vedevo tutto come una missione per imparare, fare le cose bene e divertirmi lavorando. Come si dice: "fai un lavoro che veramente ti piace e non lavorerai mai nella vita". I sacrifici passano in secondo piano, non si percepiscono, tutto é stato sempre una grande esperienza per crescere e imparare. Ma ho dei segreti: 1) ho sempre pianificato obiettivi di corto e lungo termine e rivisto e ricalibrato sempre questi piani, con molta disciplina, cercando di imparare dagli errori commessi e cercando consigli da persone molto più esperte di me; 2) non ho mai smesso di studiare e prepararmi per qualsiasi sfida, dalla più piccola alla più grande; 3) ad un certo punto della mia carriera e vita personale ho cominciato a studiare e prepararmi sulle cosiddette “soft skills”, cioè quelle meta-competenze che si devono avere per sopravvivere veramente e raggiungere risultati stabili e di lungo periodo. Sono le competenze che hai bisogno per negoziare, capire e gestire le persone, gestire lo stress, acquisire nuove competenze e soprattutto non farti travolgere dagli eventi - cosa che a scuola non insegnano (anche se dovrebbero farlo); 5) non perdere il senso della spiritualità e della famiglia, vere ancore dell´essere umano, in qualsiasi circostanza.
La sua carriera è iniziata quando ha lasciato il suo paese in provincia di Agrigento. Che ricordi ha di quel momento e quanto le sue radici hanno inciso sulle scelte che ha fatto nel corso degli anni?
La mia carriere é iniziata apprendendo da mio papà, con mio cognato Giuseppe Gulino, quando ero boy-scout, nelle strade polverose di Palma di Montechiaro. Da mio padre e mio cognato ho appreso il senso del commercio. Mio padre non ha mai usato una parola negative con me. Era severo e faceva il ruolo del padre, ma non mi ha mai detto: "lascia perdere, non fa per te". Anzi, mi incoraggiava in tutto quello in cui avevo un'attitudine speciale. Quando ero boy-scout ho imparato a gestire e motivare le persone. Nelle strade polverose di Palma di Montechiaro ho appreso ad organizzare "eventi". Non avevamo molte cose da fare, quindi dovevamo inventare attività ludiche per intrattenerci, organizzando gare di calcetto o con la trottola. Tutte queste esperienze hanno costruito il mio carattere. Ricordo le parole del famoso libro "L´Alchimista" di Paolo Coelho: “Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire”. Proprio quello che é successo in un certo senso a me: ho costruito un percorso apprendendo fin da piccolo con papà, mio cognato, i boy-scout, nelle strade di Palma, senza paura di sbagliare o fallire, con umiltà, senso del dovere, disciplina e dedizione.
Che significato attribuisce oggi a questo titolo non solo a livello personale, ma anche come messaggio per i giovani italiani, soprattutto per quelli che sognano di costruire il proprio futuro fuori dall’Italia?
Non vedo questo riconoscimento in senso personalissimo. Oggi mi sento di compiere una missione nella famiglia, nella mia azienda e nella società. Se Dio vuole, perché tutto dipende da lui, potrò contribuire ancora parecchio. Quindi vedo questo riconoscimento come diretto a queste realizzazioni, al contributo verso gli altri, ma non alla persona di Salvatore Milanese. Questo mi gratifica molto di più.
C'è un nuovo imminente obiettivo che vorrebbe raggiungere?
Sicuramente! Ho l´agenda piena di obiettivi. Ma li realizzo con la politica dei piccoli passi e con molta attenzione all´impatto che questi possono avere sulla società e sulle persone a me care. Impatto positivo ovviamente!
©DeniseInguanta
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| Salvatore Milanese |



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