C’era una volta una bambina che cadeva in una tana.
Oggi quella tana è
l’informazione.
E Alice siamo noi: cittadini occidentali,
apparentemente liberi, ma immersi in un Paese delle Meraviglie che
non ha più nulla di fiabesco e molto di manicomiale.
Nel
libro di Lewis Carroll le parole non significano ciò che dicono, i
processi non servono a giudicare, le sentenze arrivano prima delle
prove e la logica è guardata con sospetto.
Nel nostro mondo
accade lo stesso: abbiamo costruito un sistema in cui la verità deve
difendersi e la menzogna è presunta innocente.
A
Bucha, in Ucraina, la scena è pronta prima dell’indagine e il
verdetto arriva prima dell’autopsia.
Le immagini precedono le
prove, esattamente come al processo fiabesco del Fante di Cuori per
il furto della crostata della regina: la sentenza è già scritta, il
tribunale serve solo a recitarla.
Il
sabotaggio del gasdotto russo Nord Stream appare come il Tavolo del
Tè Matto: il tempo si è fermato al giorno
dell’esplosione.
Un’infrastruttura energetica europea salta in
aria e si accusa la Russia.
L’Europa paga, il sospettato vero
incassa e viene chiamato “alleato e vittima”. Il conto è nostro.
Il silenzio pure.
E nonostante arresti, indagini e confessioni,
l’attacco che avrebbe dovuto attivare l’articolo 5 della NATO
contro l’Ucraina viene completamente ignorato, appunto come se il
tempo si fosse fermato nel giorno dell’attacco terroristico
all’Europa. Cosa è successo dopo, cosa si è scoperto non
interessa e non deve interessare.
Il
Bianconiglio è la fretta.
“Decidiamo subito.”
“Condanniamo
subito.”
“Chi chiede prove è pericoloso.”
Lo
Stregatto è la verità: compare a pezzi, sorride e scompare.
Ecco
allora che vediamo “fantasmi” al confine estone diventare
“eserciti russi” quando serve un nuovo mostro sotto il letto.
E per molti, a Bruxelles, tutto questo è “normale”.
Ci
dicono che è per il nostro bene, per la nostra sicurezza.
Ci
dicono che fare domande è pericoloso.
E
quando proviamo a capire, ci rispondono come il Cappellaio
Matto:
«Qui siamo tutti matti. Tu compresa.»
Questo
non è più un Paese reale.
È il Paese delle Meraviglie
geopolitico, dove le parole non significano ciò che dicono, i
verdetti precedono i processi e la logica è considerata un reato.
Si
cattura un Capo di Stato e si chiama “transizione democratica…
Buona notizia, anche se con procedura discutibile.”
Si sabotano
gasdotti europei e si chiama “sicurezza”.
La menzogna è
diventata versione ufficiale e la verità viene archiviata come
disinformazione.
Come alla corte della Regina di Cuori: prima si grida “Tagliategli la testa!”, poi – se resta tempo – si valuta se il reato sia mai esistito.
Bucha,
Nord Stream, Venezuela: cambiano i nomi, non cambia il meccanismo: il
processo serve solo a recitare.
La sentenza è già scritta.
E
il conto – come sempre – lo paga Alice. Cioè noi.
MERAVIGLIA DELLA MERAVIGLIA
Prima
le sanzioni ai giudici della Corte Penale Internazionale perché
avevano osato toccare Benjamin Netanyahu, il capo del governo di
Israele.
Poi le sanzioni all’italiana Francesca Albanese per
aver fatto il proprio lavoro.
Ora siamo al gradino successivo: il
rapimento di un Capo di Stato, Nicolás Maduro.
E partono i distinguo: “Buona notizia, ma cattiva procedura.”
C’è
persino chi giustifica la cattura in nome di un presunto “attacco
ibrido” del Venezuela contro gli USA.
Peccato che la droga che
devasta l’Occidente non provenga principalmente dal Venezuela –
lo ha spiegato perfino Nicola Gratteri procuratore capo a Napoli –
ma quando la verità disturba, viene gentilmente accompagnata alla
porta.
Se
è legittimo rispondere a un “attacco ibrido” colpendo il
presidente di uno Sato allora dovremmo bombardare la Libia, la
Turchia e forse anche Trump per i suoi dazi e sequestrare i
rispettivi presidenti.
E Nord Stream? L’attacco ibrido più
grande della storia europea: gas quadruplicato, economia tedesca in
recessione, Norvegia che festeggia. Non dobbiamo prendere il
presidente ucraino e processarlo? Guai a dirlo, diventi
‘filoputiniano’.
Dunque,
pronti: elmetto in testa, baionetta innestata, contro nemici
immaginari per compiacere generali analfabeti e Wall Street.
E
mentre si sanzionano cittadini europei per aver detto la verità,
qualcuno a Bruxelles potrebbe anche affacciarsi dal balcone e
lanciare brioches al popolo, perché la guerra è un Racket, scriveva
nel 1935 il generale USA Smedley Butler, e oggi non è cambiato
nulla, anzi peggio!
Sono
passati più di due anni da quando scrivevo – nel mio penultimo
libro MEDITERRANEO,
STESSO SANGUE STESSO FANGO, poi romanzato in WAR STREET, L’INGANNO
DEMOKRATICO, pubblicato di recente da 4punte edizioni – «…
la guerra fa bene agli affari… ieri come oggi, questa è la triste
verità…». E citavo The
Guardian
(25 settembre 2004), che con il titolo How
Bush’s grandfather helped Hitler’s rise to power1
illustrava i legami indiretti tra la famiglia Bush e la macchina da
guerra nazista. Una vicenda archiviata nel nome della “sovranità
statale”.
Jan Lissmann, avvocato di due sopravvissuti ebrei dei
campi di sterminio – che citarono in giudizio gli USA – eccepiva
davanti alla corte che i casi di genocidio sono coperti dal diritto
internazionale… ma, nonostante ciò, nessuna vera udienza fu mai
celebrata; tutto ignorato.
Allora scrivevo:
«L’opinione pubblica contro la guerra è ignorata da governi che, a dispetto dell’interesse europeo e nazionale, “obbediscono” a “pupari” misteriosi…».
Oggi quelle righe suonano come una profezia divenuta abitudine, eppure la strategia era chiara dai tempi delle guerre nei Balcani o più recentemente da quel «YOU KNOW FUCK EU» di Victoria Nuland, assistente del segretario di Stato della presidenza Barak Obama. E sì… parole profetiche se guardiamo a quello che è successo dal quel 2014 ad oggi: L’Europa si sta fottendo, e fa tutto con le sue mani!
«Nord Stream neutralizzato. Germania in recessione. Norvegia che aumenta le esportazioni. Un’Europa “ammonita” in stile mafioso, con il tintinnio degli speroni USA sul pavimento della geopolitica. Il sospettato — silenziosamente sostenuto dalla perfida Albione — avanza prepotente: lo stesso che ha sterminato gli indiani d’America, incatenato i neri d’Africa, e che oggi si presenta come “difensore dei nostri valori”.
E
ora? Dopo il Venezuela toccherà alla Groenlandia? Quando e
come?
Secondo Marco Rubio «c’è un nuovo sceriffo in città.
Uno che fa quello che dice.»
Per contro abbiamo un’Unione
Europea che annuncia quello che poi non fa: non indaga sugli
attentati alle proprie strutture energetiche, non fornisce le prove
dei denunciati attacchi di droni russi, occupandosi però delle renne
finlandesi che sarebbero minacciate dai ‘lupi russi’.
Ci sarebbe da ridere, se non fosse una tragedia.
Io
mi meraviglio della meraviglia che campeggia in queste ore su molti
organi d’informazione italiani.
Benvenuti nel Paese delle
meraviglie, e speriamo che Alice trovi la strada di casa.
Intanto i pirati USA hanno arrembato le petroliere russe che trasportano il greggio venezuelano, come e meglio del corsaro Francis Drake, che rapinava e uccideva in nome e per conto di Elisabetta I le flotte spagnole appropriandosi, per le casse britanniche, di oro, preziosi e altri beni di valore, di rientro dalle colonie.
Si chiama ‘pirateria NATO’ e non è diversa da quella annunciata allora dalla bandiera nera, non è diversa da quella praticati in Siria da anni2, dove ora governa il pupazzo ‘riconosciuto e riabilitato dall’Occidente democratico’ Al Jolani, già braccio armato di Al Qaeda prima e poi ISIS in Siria.
I pirati son tornati… anzi, non sono mai andati via veramente!
2 https://www.youtube.com/watch?v=0f9lXB2d1NQ
Antonio Evangelista
Analista geopolitico, esperto di crimine organizzato transnazionale e terrorismo internazionale. Una vita dedicata alla giustizia, in Italia e all’estero, che inizia con una laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma e prosegue con una carriera internazionale nell'antiterrorismo. Tra i ruoli ricoperti: dirigente della Squadra Mobile e della Digos ad Asti, comandante della missione di polizia italiana in Kosovo sotto l’egida delle Nazioni Unite, consulente per la Direzione di polizia dell’Entità serba della Bosnia ed Erzegovina nel contesto della missione europea EUPM, dirigente dell’Interpol al Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, prima a Roma e infine ad Amman. È noto per aver intercettato e isolato, nell’ottobre 2015, un tweet premonitore sui preparativi dello Stato Islamico per colpire Parigi il mese seguente. È autore, inoltre, di vari libri basati sulle sue esperienze investigative, tra cui "Madrasse – Piccoli martiri crescono tra Balcani ed Europa", "Mediterraneo. Stesso sangue, stesso fango", "WAR Street - L'inganno demokratico".
Ringraziamo Antonio Evangelista per avere affidato le sue parole a "Lettera D".
Per maggiori informazioni di seguito alcuni articoli riguardanti Antonio Evangelista e i suoi libri.


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