Nelle mostre pubbliche e durante le visite in studio, molti appassionati mi rivolgono domande che superano la visione sensoriale del quadro, per indagare anche con gli aneddoti quei mondi - minuscoli o collettivi, intimi o cosmici - che cerco di portare alla luce attraverso il mio lavoro, in quanto l’arte è un’indagine di sé e di ciò che ci circonda che sia esso visibile o meno, in cui la delicatezza, l’attenzione e la conoscenza sono le qualità più significative per crescere.
Parlando per metafore torna frequente il paragone coi classici del pensiero e di recente è emerso spesso un rimando al dialogo dell’Asclepius di Ermete Trismegisto, nel quale viene tratteggiato un ritratto dell’essere umano che mi sembra aderente alle sfide della nostra epoca. L’uomo non è un semplice frammento del cosmo, non è riducibile a materia o funzionalità: è un microcosmo, un ponte tra cielo e terra, capace di riflettere l’infinito e di incarnare in sé l’armonia del tutto. Questa visione ci ricorda che ogni persona possiede una dignità intrinseca, una capacità di elevarsi al di sopra delle contingenze, anche quando la società ci spinge verso la superficialità e l’immediatezza.
L’emergenza contemporanea non è soltanto sociale o ambientale, ma ontologica e culturale. Stiamo dimenticando la nostra altezza, la possibilità di guardare al mondo non come un insieme di problemi immediati, ma come un tessuto vivo che ci chiama a partecipare con responsabilità e coscienza. In un’epoca dominata dall’informazione veloce e dalle immagini fugaci, il messaggio sta nel fatto che l’uomo è in grado di riscoprire se stesso solo imparando a fermarsi, a riflettere e a cercare una connessione più profonda con la vita, con gli altri e con l'universo.
Tale connessione non è solo spirituale, ma anche pratica: il microcosmo umano riflette il macrocosmo universale e ogni azione di consapevolezza ha una risonanza più ampia. La mia arte diventa allora pratica esistenziale, in cui ripeto a me stesso e agli spettatori: non basta conoscere, bisogna trasformarsi. Questo è un gesto che plasma la vita, che educa il cuore e la mente a resistere al caos, alla frammentazione del mondo moderno e in tal senso, l’invito di Ermete è edificante: ci ricorda che la nostra libertà interiore non è un lusso, ma un compito morale e perfino cosmico.
L’Asclepius ci insegna che le civiltà possono decadere, le memorie possono sbiadire, le conoscenze possono perdersi, ma l’uomo resta sempre capace di riscoprire la propria altezza. Non esistono ostacoli insormontabili se sappiamo vedere oltre il contingente, se siamo in grado di scorgere la sapienza nascosta nei simboli, nelle immagini, nella natura, in ogni gesto che ci connette al divino. Questo messaggio è fondamentale: in una realtà attraversata da incertezze varie la vera forza non risiede nel dominio sugli eventi, ma nella capacità di elevarsi al di sopra di essi, trasformando le crisi in crescita interiore e qui entra in gioco la gratitudine, quando si capisce di non essere origine di se stessi e di riconoscere la propria “provenienza".
Ermete e la grande arte ci invitano a coltivare l’attenzione, la meraviglia e il rispetto per la vita, in cui ogni azione può diventare un rito di coscienza - ascoltare il fruscio del vento, osservare il ritmo delle onde, sdraiarsi sotto le stelle, dare conforto a chi ne ha bisogno - per comprendere che il tempo che viviamo è prezioso e che la nostra responsabilità non è solo verso noi stessi, ma verso l’intero tessuto dell'esistenza. L’arte e la filosofia non sono per pochi eletti, bensì rivolte a tutti coloro che vogliono vivere pienamente, con dignità e con saggezza, riconoscendo che ogni gesto, pensiero e parola possono partecipare alla costruzione di un contesto più armonico.
In conclusione dobbiamo ricordare che la nostra epoca, pur segnata da disorientamento e accelerazioni, ha dentro di sé la capacità di apprendere in tempo reale, di trasformarsi, di elevarsi e di contribuire ad un ordine più grande. La sfida è chiara: non ridurre la vita a pura sopravvivenza o peggio facendosi prendere da bassi istinti predatori, lasciando che la superficialità consumi la nostra coscienza, ma imparare a vivere come “stelle" consapevoli, custodi della saggezza e della bellezza, capaci di incidere sul mondo con gioiosa responsabilità, creatività e coraggio.
Mario Vespasiani
Ringraziamo Mario Vespasiani per avere affidato le sue parole a "Lettera D".
![]() |
| Mario Vespasiani |
Per informazioni su Mario Vespasiani:
https://deniseinguanta.blogspot.com/search?q=mario+vespasiani


Nessun commento:
Posta un commento