Ovvero: come si spaccia il veleno per medicina, mentre il burattino brucia.
C’era
una volta un burattino che voleva diventare cittadino.
Non
chiedeva privilegi, chiedeva regole.
Non chiedeva padroni buoni,
chiedeva nessun
padrone.
Quel burattino siamo noi.
Davanti
a noi un capo del governo che richiama alla mente il mangiafuoco che
agita una riforma come fosse una pozione salvifica: la
separazione delle carriere dei magistrati.
Un presidente del Consiglio che sillaba le parole a favore di quello
che, spero non sia così, pare un popolo bue e analfabeta: fun zio ne
rà, FUN ZIO NE RA’!
Accanto a lui, fedeli come sempre, il
Gatto e la Volpe:
consiglieri, commentatori, politici e opinionisti che giurano di
voler “salvare la giustizia”, mentre le infilano le mani nelle
tasche.
La
favola è sempre la stessa:
«È una riforma di civiltà.»
«Serve
a limitare gli abusi.»
«Renderà i giudici più imparziali.»
Peccato
che non
risolva nulla.
Peccato
che non
acceleri i processi.
Peccato
che non
tuteli il cittadino.
Potrebbe
servire però, in prospettiva, a rendere
il pubblico ministero più permeabile al potere politico? Temo di
sì.
E
la Costituzione — quella nata dalla Resistenza, non dalle dirette
social — voleva impedire proprio questo!
E qui il trucco dovrebbe essere evidente anche a Pinocchio.
Perché
a vendere il “SÌ” non sono figure neutrali, ma gli
stessi che da anni tentano di interferire apertamente con la
giurisdizione.
Sono
gli stessi che gridano allo scandalo quando un magistrato tocca il
potere, ma applaudono quando la legge diventa clava con i deboli, i
piccoli.
Ilaria Salis, detenuta nelle carceri bulgare su cui non si può intervenire per rispettare la separazione dei poteri: DO YOU KNOW, STATO DI DIRITTO? Parola del presidente del Consiglio.
La
tragedia di Crans-Montana,
strumentalizzata per attaccare i giudici elvetici – e i nostri
indirettamente – a dispetto di quanto ‘tuonato’ a proposito
della Salis incarcerata in Ungheria. E
lo ‘STA TO DI DI RIT TO?’, do you know it Mrs.
President?
Politici
di destra che si facevano fotografare con la croce uncinata oggi
vogliono indicare la strada giusta da seguire… Condannati
per peculato,
per uso privato della cosa pubblica, che oggi si ergono a paladini
del SÌ,
spiegandoci che la magistratura è “politicizzata”.
Ecco
i Gatti
e le Volpi.
Non
figure astratte, ma volti,
nomi, precedenti penali.
Sono
loro che ci dicono che dobbiamo fidarci.
Sono loro che spiegano
che separare le carriere renderà la giustizia più “giusta”.
Pinocchio ascolta. E ogni volta che ascolta, si brucia i piedi.
Perché
questa riforma non nasce per difendere il cittadino, ma per
difendersi
dai magistrati.
Non
nasce per migliorare il sistema, ma per addomesticarlo.
Non
nasce per rafforzare la separazione dei poteri, ma per piegarla.
La
Costituzione non è un’opinione.
È l’argine a un fiume che
appare a tratti inquinato.
E chi avvelena le acque non è un
riformatore, è un sabotatore.
Mangiafuoco
batte le mani.
Il Gatto e la Volpe sorridono.
Il carro avanza.
E
chi dice NO viene demonizzato, ridicolizzato, dipinto come
conservatore, come difensore di caste.
La solita tecnica:
delegittimare,
colpire, normalizzare, sopire.
Questa non è una riforma che cura. È una riforma che anestetizza, mentre il paziente viene operato senza consenso.
Se
continuiamo a credere al Gatto e alla Volpe, se continuiamo a fidarci
di Mangiafuoco, se continuiamo a pensare che “tanto non cambierà
nulla”, non diventeremo cittadini.
Resteremo burattini.
E questa volta, quando il fuoco salirà, non potremo dire che non sapevamo.
Antonio Evangelista
Analista geopolitico, esperto di crimine organizzato transnazionale e terrorismo internazionale. Una vita dedicata alla giustizia, in Italia e all’estero, che inizia con una laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma e prosegue con una carriera internazionale nell'antiterrorismo. Tra i ruoli ricoperti: dirigente della Squadra Mobile e della Digos ad Asti, comandante della missione di polizia italiana in Kosovo sotto l’egida delle Nazioni Unite, consulente per la Direzione di polizia dell’Entità serba della Bosnia ed Erzegovina nel contesto della missione europea EUPM, dirigente dell’Interpol al Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, prima a Roma e infine ad Amman. È noto per aver intercettato e isolato, nell’ottobre 2015, un tweet premonitore sui preparativi dello Stato Islamico per colpire Parigi il mese seguente. È autore, inoltre, di vari libri basati sulle sue esperienze investigative, tra cui "Madrasse – Piccoli martiri crescono tra Balcani ed Europa", "Mediterraneo. Stesso sangue, stesso fango", "WAR Street - L'inganno demokratico".
Ringraziamo Antonio Evangelista per avere affidato le sue parole a "Lettera D".
Per maggiori informazioni su Antonio Evangelista e i suoi libri:


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