L’installazione della sua vela alta 5 metri visibile per tutto agosto nel paese alto di Grottammare
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| Installazione a Grottammare |
La grande vela dipinta collocata nel paese alto di Grottammare, nell’ambito della mostra Cantami o Musa, offre un'ulteriore testimonianza dell’arte totale di Mario Vespasiani, riassunta in un’opera capace di trasformare un elemento del paesaggio in un dispositivo poetico, simbolico e visionario. Alta cinque metri e affacciata sull’Adriatico, la vela si impone nello spazio senza mai risultare estranea ad esso. È come se Vespasiani avesse intuito una possibilità già contenuta nel luogo e fosse riuscito a portarla alla luce. Questa è una delle qualità più riconoscibili della sua ricerca: la capacità di entrare in rapporto con un contesto e di non limitarsi ad aggiungervi un’opera, ma di modificarne la percezione. Il blu della vela dialoga con quello del mare e del cielo, mentre sulla sua superficie prendono forma isole immaginarie, territori che non appartengono alla geografia, ma alla visione. Vespasiani dimostra ancora una volta di saper costruire immagini che non si esauriscono nella loro dimensione estetica, difatti ogni elemento diventa una possibilità narrativa, un simbolo, una porta verso un significato più profondo.
Al centro, il grande polpo rosso corallo introduce una presenza potente e misteriosa: una creatura marina, ma anche un’immagine archetipica, capace di evocare la profondità, l’ignoto, la metamorfosi. Il suo rosso emerge con forza dal grande campo azzurro e sembra dare il battito vitale alla superficie stessa della vela. È una scelta che rivela la capacità di Vespasiani di affidare alla pittura una tensione quasi magnetica, facendo convivere immediatezza visiva e stratificazione simbolica. E poi c’è la Lanterna di Genova, collocata nella parte alta dell’opera che si riferisce all'esposizione del 2025 presso il Galata Museo del Mare di Genova diventa un elemento di continuità all’interno della poetica dell’artista. Vespasiani sa infatti costruire una propria geografia dell’immaginario, nella quale i luoghi non sono separati, ma collegati da una trama invisibile: due affacci sul mare, due punti di una rotta ideale, due luoghi che la pittura riunisce attraverso la memoria. Questa capacità di stabilire connessioni è una delle peculiarità più interessanti dell’arte di Vespasiani. La sua visione non procede per semplici citazioni, ma per corrispondenze. Un’immagine richiama un luogo, un luogo evoca una memoria, una memoria genera una nuova immagine. È così che l’artista riesce a trasformare la propria esperienza in un linguaggio capace di parlare oltre il tempo e oltre lo spazio nel quale l’opera viene collocata.


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