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giovedì 28 febbraio 2019

Raimondo Rossi, alias Ray Morrison: "dalla moda alla fotografia, vi racconto la mia vita tra Roma e Los Angeles"


Il fotografo, stylist e art director Raimondo Rossi, alias Ray Morrison, è perugino, ma vive fra Perugia, Roma e Los Angeles.





Raimondo Rossi, foto di Murphy Osayande




Laureato in Matematica all’università di Perugia, inizia a coltivare nuovi interessi, quali corsi di teatro, danza contemporanea e fotografia e nel 2012 viene chiamato, nel ruolo di modello, per dei video per importanti festival e poi per indossare gli abiti di un designer emergente in alcuni eventi di moda. 
Notato nel settore, viene accreditato e invitato, come blogger e fotografo di reportage, in tutte le fashion weeks italiane e poi, allo stesso modo, a Parigi e Los Angeles. 
Maturata l’esperienza in numerosissime sfilate e backstages, si dedica ora, o in maniera indipendente o con FABUK Magazine e Sir-K magazine, a lavori di styling, direzioni creative o fotogiornalismo. Cura nello stesso tempo il suo website personale, dove pone attenzione su viaggi, arte, moda, personaggi. 
Fra le note più importanti ricordiamo la cover su GQ.com.cn, le numerose menzioni su Getty Images, selezionato per lo styling personale, e l’inserimento fra le “10 icone di stile” su NZZ Magazine, e fra i lavori più interessanti la direzione artistica e lo styling per l’Accademia di Costume e Moda di Roma (ora nona al mondo e seconda in Italia), lo styling per un video di un artista americano, che ha ottenuto oltre 100K views nei primi giorni di pubblicazione, e la scrittura e direzione, tutta Made in Italy, di un editoriale per la londinese FABUK, in collaborazione con alcuni stilisti italiani. Su Vogue Italia sono presenti suoi esempi di fotografia di still life, fashion, documentary e architetture, a dimostrare la versatilità e il senso di armonia che accompagnano Raimondo in ogni lavoro.





Raimondo Rossi, foto di Beatrice Passeggio 




Lo abbiamo raggiunto per fargli qualche domanda e conoscerlo meglio. 





Raimondo Rossi, foto di Giacomo Velini 



Raimondo Rossi alias Ray Morrison. Perché hai scelto questo nome d’arte?
Ray è come tutti mi chiamano e Morrison è un tributo a Jim Morrison, un artista che considero, nei suoi drammi, splendidamente autentico. Visto che trovo l’Italia, per vari aspetti, molto chiusa, Raimondo è diventato all’inizio Ray Morrison, un nickname che mi faceva toccare, almeno virtualmente, terre straniere. Ora, Raimondo Rossi e Ray Morrison stanno tornando ad unirsi.

Hai nel cassetto una laurea in Matematica. È stato un incidente di percorso o sognavi davvero un futuro da matematico?
Un incidente, almeno all’inizio. La famiglia mi spingeva per farmi approfondire gli studi scientifici, invece che letteratura o lingue, i miei desideri. Li ho accontentati, ma la mia tesi è stata una traduzione dal latino all’italiano, di un testo di algebra araba. Un piccolo ritorno, almeno alla fine, a lingue e letteratura. Ho scoperto comunque che la storia della matematica è ricca di persone molto interessanti.

Sei fotografo, stylist e art director. Qual è il filo conduttore che unisce queste tre professioni?
Per me, sono tutte espressioni di ricerca di bellezza
e armonia. O in un vestito o in uno scritto, poco importa.





Raimondo Rossi, foto di Beatrice Passeggio 




Come nascono i tuoi progetti professionali? Un’ispirazione improvvisa, come di solito si dice accada agli artisti, o premediti ogni dettaglio?
Sicuramente la prima, un sentire molto spontaneo. Quando mi viene affidato uno shooting, chiudo gli occhi e arriva un’idea. A quel punto, è molto importante trovare un team che sa collaborare e che mantenga i ruoli assegnati.

Parlaci un po’ della tua carriera. Come ti sei avvicinato al mondo della moda e della fotografia?
Cerco di fare poche cose, quelle che mi piacciono e con persone valide. Valide interiormente intendo, non nel curriculum. Nella moda sono entrato come modello per degli eventi, e, fatto un corso di fotografia, ho creato prima un blog e poi proseguito facendo fotogiornalismo (istant reportage per una rivista londinese).

Qual è stato l’evento professionale che ha segnato maggiormente la tua carriera determinando in qualche modo una svolta?
Non c’è un evento particolare, è tutto in continua evoluzione. Cerco di toccare trasversalmente le tre discipline a cui accennavi e unirle nei lavori. Devo dire comunque che dal giorno in cui, 3 anni fa, un fotogiornalista di GQ mi fermò per strada, chiedendo una piccola intervista e uno shooting per ritrarre lo styling, ho preso sicurezza nel fidarmi del mio senso estetico. Pochi giorni dopo l’editor di GQ Cina scelse me per la cover, invece di Mariano Di Vaio o Richard Biedul, rispettate celebrities del settore.





Raimondo Rossi, foto di Alex Danì (Elle) 




Perugia, Roma e Los Angeles, tre città molto diverse e a te familiari. In quale delle tre preferisci vivere? E quale delle tre consideri fonte di maggiore ispirazione per il tuo lavoro?
Los Angeles. L’energia di quel posto è speciale. Forse perché crescono con 330 giorni di sole all’anno. E dove c’è energia possono nascere belle cose. Almeno per me. Una persona con una buona energia ci può ispirare almeno quanto sedersi alla fontana di Trevi, non credi?

Quando pensi al futuro come ti vedi?
Sogno di fare pochi lavori ma molto veri e belli e di rimanere me stesso, con buone persone attorno a me. Di certo non voglio andare in un red carpet per poi avere amici autentici a metà. Incrocio le dita.

©DeniseInguanta 




























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